Newsletter Maggio 2017 – La storia delle Banche centrali: Parte seconda

La nascita della Fed e il periodo delle Guerre Mondiali.
Gli Stati Uniti scelsero però di effettuare un percorso diverso. Prima dell’istituzione della Fed come la conosciamo, in USA erano già nati e morti due tentativi di banche centrali, affossati dal Congresso dopo rimostranze territoriali legati alla paura dell’ ”eastern money power”, e c’è voluta la crisi del 1907 e il conseguente intervento della banca presieduta da John Pierpont Morgan per convincersi che un prestatore di ultima istanza non legato a un singolo libero cittadino poteva essere una buona idea. E non è un caso che la Federal Reserve abbia una struttura regionale di banche private con un governo centrale scelto dalla classe politica.


Ironicamente subito dopo la creazione della Fed la struttura finanziaria globale fu colpita dallo scoppio della Prima Guerra mondiale. Prima del 1914 le banche centrali avevano collaborato per mantenere stabili i tassi di cambio, la guerra, tuttavia, poneva le necessità domestiche ben al di sopra di quelle internazionali e collettive e di conseguenza nessuna banca centrale voleva a questo punto vedere il proprio oro trasferirsi nei forzieri dei nemici. La Banca di Inghilterra sospese il diritto delle persone di convertire le banconote e tale diritto non fu mai pienamente restaurato. Nella maggior parte delle nazioni la guerra fu finanziata tramite l’emissione di debito pubblico e le banche centrali recuperarono il loro ruolo originario di braccio finanziario dei governi.

Nel dopoguerra la ricostruzione del sistema finanziario globale fu reso più difficile dalla presenza delle riparazioni di guerra imposte alla Germania e dei debiti che gli alleati avevano sottoscritto con gli USA.
Nel 1923, ad esempio, la Francia e il Belgio occuparono la Ruhr dopo che la Germania non era riuscita a onorare i suoi pagamenti. Come conseguenza la banca centrale tedesca aumentò la moneta in circolazione creando iperinflazione. Da quel momento i tedeschi svilupparono una forte avversione all’inflazione e all’attivismo delle banche centrali.

Nonostante tutto la situazione si stabilizzò e si cercò di reintrodurre una versione del gold standard. C’erano, però, due problemi. In primis le riserve d’oro non erano equamente distribuite con USA e Francia a far la parte del leone mentre Germania e Inghilterra, con le loro riserve decisamente più contenute, si dimostravano molto più vulnerabili.
In secondo luogo i Paesi europei erano diventati delle democrazie compiute dove il perseguire le politiche di austerità necessarie a stabilizzare la valuta in tempi di crisi era sempre più complicato a causa dell’elevato costo politico. In Inghilterra il governo laburista cadde nel 1931 quando rifiutò di promulgare dei tagli al welfare chiesti dalla Banca di Inghilterra, il governo successivo abbandonò il gold standard. In Germania Bruning, cancelliere dal 1930 al 1932, tagliò la spesa per alleggerire il debito pubblico estero ma l’impatto negativo sull’economia aprì la strada al cancellierato di Hitler.

Tra le due guerre gli USA erano l’economia più forte, la Fed è stata il centro del sistema finanziario del tempo e il suo problema era riuscire a bilanciare i suoi compiti interni con quelli più ampi a livello internazionale. Il taglio dei tassi del 1927 fu instituito per dare una mano alla Banca di Inghilterra che nel 1925 aveva appena nuovamente reintrodotto il cambio fisso con l’oro ma tale operazione fu criticata in patria in quanto alimentava la speculazione borsistica. La Fed quindi ricominciò a promuovere una politica restrittiva nel 1928 a causa del mercato azionario che continuava a correre, ma sappiamo tutti come andò a finire.
Se la Fed ha avuto problemi a gestire gli anni ’20, è riuscita a fare peggio nel decennio successivo. Concentrata sul tasso di cambio e inflazione, permise all’offerta di moneta di contrarsi molto rapidamente e la conseguenza fu la scomparsa di oltre il 40% delle banche statunitensi insieme ai risparmi dei loro clienti.

Durante la seconda guerra mondiale le banche centrali riassunsero il loro ruolo originario: tener bassi i tassi di interesse e garantire ai governi la possibilità di far debito per alimentare le spese militari. Dopo la guerra, però, divenne chiaro che la classe politica non aveva nessuna volontà a perpetuare nuovamente politiche monetarie restrittive e la conseguenza, soprattutto negli USA, fu una battaglia continua tra i Presidenti e coloro che controllavano la Fed.

In altre nazioni invece i Ministri delle Finanze tennero per sé la decisione finale sui tassi di interesse, lasciando alle banche centrali la responsabilità della stabilità del sistema finanziario e del tasso di cambio, ora determinato dagli accordi di Bretton Woods. Tuttavia, non diversamente dal gold standard, tale sistema dipendeva dalla volontà dei governi di subordinare gli interessi nazionali alla stabilità del tasso di cambio. Nel 1971 Nixon non volle sopportare il costo politico di tale regime e il sistema di Bretton Woods collassò. Le valute così cominciarono a essere libere di fluttuare, l’inflazione decollò e molte nazioni cominciarono a soffrire alti tassi di disoccupazione.