Newsletter Giugno 2017 – La storia delle Banche centrali: Parte terza

La nascita della Banca Centrale moderna e “potente”

Questa nuova crisi diede alle banche centrali di fatto il potere che oggi le contraddistingue. I politici avevano dimostrato di non essere affidabili dal punto di vista delle scelte monetarie in quanto erano spaventati che le politiche restrittive necessarie a contrastare l’inflazione avrebbero allontanato i votanti e di conseguenze le banche centrali presero in mano la situazione con un approccio “monetarista”. Paul Volcker ad esempio, capo della Fed dal 1979, alzò i tassi di interesse così rapidamente da causare una recessione e negare la rielezione a Carter nel 1980. I contadini protestarono fuori dalla Fed a Washington, i venditori di auto inviarono addirittura delle bare piene delle chiavi delle auto invendute. Tuttavia da metà degli anni ’80 la spirale inflazionistica sembrava essersi spezzata per sempre.
Sulla scia del successo di Volcker, altre nazioni si mossero verso l’obiettivo di rendere le banche centrali più indipendenti dai governi. La BCE nacque direttamente indipendente negli anni ’90, seguendo l’esempio della Bundesbank tedesca.
A molti banchieri centrali fu chiesto di occuparsi degli obiettivi di inflazione e gli fu lasciato fare liberamente il loro lavoro. Per molto tempo questo approccio funzionò perfettamente tanto che il periodo di bassa inflazione e stabilità economica negli anni ’90 e primi 2000 fu conosciuto come la “Grande Moderazione”.

In realtà, però, fu proprio in questo periodo che cominciarono a nascere i presupposti per gli attacchi odierni al sistema delle banche centrali. All’inizio degli anni ’80 i mercati finanziari entrarono in una lunga fase rialzista ma mano che l’inflazione scendeva. Quando i mercati vacillavano, come il “Lunedì Nero” dell’ottobre 1987, la Fed era molto rapida a tagliare i tassi, cercando di evitare gli errori derivanti dalla lentezza di reazione che aveva caratterizzato il suo operato negli anni ’30. Tuttavia questo attivismo aveva un lato oscuro, conosciuto come “Greenspan put”, che consisteva nel fatto che il mercato si stava convincendo che qualunque cosa fosse accaduta la Fed si sarebbe mossa per proteggere gli investitori da perdite rilevanti. Il rischio, e per alcuni il sospetto, era che l’attività dei banchieri centrali, di fatto, alimentasse la speculazione.

Tuttavia non c’erano segnali che la rapida corsa al rialzo delle borse alimentasse inflazione, e alzare i tassi di interesse per calmierare la speculazione avrebbe potuto danneggiare l’intera economia. Inoltre, sebbene la banca centrale avesse il compito di garantire la stabilità finanziaria nel suo complesso, la supervisione delle singole banche non sempre era nei suoi compiti. La Fed, ad esempio, condivideva tale compito con un notevole numero di altre agenzie governative.

Quando la bolla creditizia scoppiò nel 2007 e 2008, le banche centrali furono costrette a prendere misure straordinarie: portare i tassi a zero e creare moneta comprando obbligazioni sul mercato e abbattendo i tassi di interesse di lungo termine.
Non appena i governi hanno iniziato nel 2010 a mettere in campo politiche fiscali restrittive, a molti è sembrato che il compito di rivitalizzare l’economia globale fosse lasciato in capo ai soli banchieri centrali e la loro risposta alla crisi ha riportato alla luce le vecchie critiche.

Il QE però è stato attaccato per aver piuttosto salvato le banche che l’economia reale, favorendo Wall Street piuttosto che Main Street. La BCE è stata criticata sia per aver favorito i creditori del nord Europa piuttosto che gli Stati debitori del sud, sia per aver permesso ai poco virtuosi stati periferici di continuare a fare debito.
Inoltre le banche centrali continuano a fare a pugni con i loro molteplici compiti. Come controllori della stabilità finanziaria, vogliono banche maggiormente capitalizzate. Come guardiani dell’economia, molti vorrebbero più credito. I due ruoli non sono sempre facilmente riconciliabili.

Però probabilmente le critiche più aspre derivano dal fatto che, nonostante le loro capacità e il loro personale altamente specializzato, le banche centrali siano state ripetutamente prese in contropiede dagli eventi. Non sono riuscite ad anticipare, prevedere o mitigare il collasso del 2007-2008 o la crisi del debito dell’Eurozona. Le previsioni della Banca di Inghilterra sull’impatto della Brexit, fino ad ora, si sono rivelate errate. Il problema è che a questo punto diventa difficile giustificare tutto questo potere in mano a tecnocrati non eletti che non sono in grado di svolgere il proprio lavoro.

Tutto ciò lascia il futuro delle banche centrali incerto. L’indipendenza attualmente concessa loro dai politici non è da dare per scontata in quanto mentre bussano alla loro porta in tempo di crisi, tendono a voler imporre limiti quando l’economia è in ripresa e i tempi sono più facili.
Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che le banche centrali non possono considerare il loro potere come qualcosa di garantito ma di estremamente mutabile nel tempo. Se vedremo o meno ancora un “SuperMario” alla guida della BCE o un’altra versione della “Greenspan put” solo il tempo ce lo potrà dire… oppure una classe politica con la P maiuscola.