Newsletter Giugno 2017 – Costi quel che costi

Quante volte, parlando con il collega o l’amico, è capitato di confrontarsi sui costi applicati dalle compagnie telefoniche, sul traffico internet dell’abbonamento, sulla velocità di connessione, sullo smartphone incluso o sulle penali applicate in caso di rescissione dal contratto.

In Italia se ne parla sempre, sarà perché siamo il primo paese in Europa per penetrazione del mobile, con dati che rivelano una diffusione dello smartphone all’85% della popolazione (global mobile consumer survey 2016 di Deloitte), oltre ad avere altri “primati” riguardanti il suo utilizzo che ci portano ad essere un mercato di alti ricavi per le compagnie telefoniche, da sempre presenti nel Bel Paese.

Tornando all’attenzione degli italiani per i costi dei contratti telefonici, mi chiedo: “Ma perché non sono così attenti e vigili ai costi applicati dagli Istituti di Credito ai loro conti correnti?”
Già, perché oltre ad essere dei grandi utilizzatori dello smartphone, gli Italiani sono stati anche dei grossi risparmiatori con fiumi di liquidità che si sono riversati prima sui conti deposito, quando rendevano qualcosa, poi sui conti correnti. Nel nostro paese infatti quello che non manca, oltre alle compagnie telefoniche, è la presenza delle Banche, fino a poco tempo fa vere e proprie casseforti per questo risparmio.

È tuttavia molto più facile trovare due persone in pausa caffè che si vantano per aver strappato migliori condizioni con questa o quella compagnia telefonica, piuttosto che si interroghino sui vantaggi o svantaggi di un conto corrente rispetto ad un altro, con una propensione, quindi, piu’ marcata degli individui a spulciare la fattura telefonica che un estratto a scalare di conto corrente.

Una mancanza di interesse dovuta a disinformazione, ma diciamo una disinformazione “consapevole”, quasi piuttosto una mancanza di interesse verso l’informazione stessa. E questo capita quando si ha a che fare con tematiche dove non solo l’informazione non è immediatamente recepibile, ma spesso manca di trasparenza a tal punto da far demordere il potenziale interessato, come è il caso delle condizioni dei servizi bancari.

E intanto il costo del conto corrente in Italia aumenta, con rincari sempre piu’ diffusi tra gli istituti, che giustificano la variazione imputandone le responsabilità alla BCE, per aver fissato a -0.4% il tasso di remunerazione dei depositi bancari presso di essa. Certo in parte puo’ essere vero, poiché ora il “parcheggio” costa, ma quello che in realtà spinge maggiormente ai rincari è la mancanza di redditività delle banche stesse che, con modelli di business tradizionali, sono costrette ad aumentare i costi ai clienti.

Cosa fare? Innanzitutto prendere le proprie condizioni di conto e sottolineare tutte le voci di costo o addebiti poco chiari. Poi, con l’aiuto del proprio Consulente, capire cosa offre la concorrenza, proprio come se si avesse a che fare con una compagnia telefonica, in modo da trovare così la soluzione più conveniente e trasparente perché, come spesso accade, i costi ci sono ma non si vedono.